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Artista/Gruppo:Noise of trouble
Titolo: Distopia
Etichetta: Brigadisco
Recensore:Loris Gualdi 
Recensito il: 23/01/2013
Copyright: Loris Gualdi per Music on Tnt

 

 


Distopia

L’ingiustizia è relativamente facile da sopportare, quella che proprio brucia è al giustizia
H.L.Mencken


Distopia è semplicemente il corrispettivo di utopia, una srta di accezione negativa che può essere messa in stretta correlazione con svilpppi politici poco realizzabili, o meglio (per il nostro discorrere) definiti attorno ad una concettualità legata ad una società indesiderabile e spiacevole. Una visione caco topica che ci rimanda ll’inventiva di Philip Dick e George Orwell, capaci nei loro romanzi di visualizzare un chiaro esempio di monco antiutopico.

Purtroppo però i Noise of Troubkle, attraverso la voce della loro Distopia non si appoggianoa strutture fantascientiche, ma bensì ad un mondo reale che ha visto il suo becero marciume galleggiare durante i giorni dei G8 genovese. L’album è infatti incentrato sulla Genova devastata dall’assurdità. Un disco che, come si legge all’interno dello slim digipack vuole essere una riflessione sul decennio trascorsoarrivando ad analizzare l’insanabile cicatrice sociale rappresentata dalla morte di Carlo Giuliani. Un’analisi sonora e metaforica che si pone dal punto di vista di colore che sembrano non avere più fiducia in una giustizia dalle instabili fondamenta, specchio di un sistema sull’orlo del collasso.

Una società definita in Distopia #1 come una sorta di nascosta dittatura. Parole forte che si affiancano ad accenni rumoristici e scheletrici, elementi fondanti delle 14 tracce proposte dalla sinergia tra Consorzio ZdB e la Brigadisco Records. Un insieme narrativo di sonorità cupe e distorte, libere dai canoni dell’ovvietà, legate in maniera indissolubile alla libertà espressiva della realtà noise, perfetto parallelismo con il dolore e la violenza consumata in quei drammatici giorni.

Ad aprire l’oscuro libro degli eventi è lì introduttiva Và fantasma di ragazzo in cui la soffocata voce recitante interpreta Carlo Giuliani, qui metaforicamente paragonato a Togliatti e Pasolini, in un intro in cui l’assenza di ritmica è presto sopperta dalla marcia di Testa fracassata, perfetta assonanza sociale, in cui il perfetto uso del basso ed una disturbante utilizzazione del sax anticipano il distorno noise diDistopoa#3 e Genova, introdotta in maniera armonica e matura attorno ad un utilizzo di una tromba voce storica di uno dei più importanti crocevia del mediterraneo. La traccia si presenta come curiosa allegoria osservativa e malinconica, in gradi di fondersi al movimento vitale e a tratti confusivo che sembra ricordare la massa umana che fece di Genova l’ombelico del mondo. Infatti proprio alcuni racconti rumoristici narrano l’estremo e continuo vociare che il mondo aveva sulla mia città in cui la quiete si è fermata in piazza Alimonda , qui truce incrocio grind. Il tracciato sonoro infatti arriva a coniugare con velocità e violenza il mondo free a quello noise, in un brano bifronte, come a voler definire il concetto dinamico del prima e del dopo.

Se poi con Ode agli insofferenti stazioniamo nei pressi della forma strumental-track in un corpo non troppo dilaniato dal presente disturbo sonoro, con Placanica ci ritroviamo all’interno di sonorità vicine ai polizieschi anni ‘70.chiaro e quintorighiano poi ( Legittima difesa), per poi arrivare a compiere un climax narrativo di rara intensità grazie a Diaz , raccordo essenziale per gli eventi raccontati. Da qui ha inizio il declivio intelletivo definito da un cupo e presagente silenzio, un silenzio disarmonico e stridente, quasi surreale, che piano piano viene mutilato da un percorso gracido e violento. Un limbo musicale che si rabbonisce d’improvviso, come a voler riflettere su di sé, per poi ripartire attraverso tracce rapide e disturbate, che per quanto si propongano in maniera stordente non riescono a superare la violenza narrativa di Bolzaneto , un vero e proprio pugno nello stomaco, brutale chiusura di un film realista capace di lasciare una sensazione di vacua impotenza atto d’accusa di un disco che si presenta come un reale gesto di resistenza…un modo per contribuire alla memoria…un modo per non arrendersi!

Tracklist

Và fantasma di ragazzo
Testa Fracassata
Distopia #3
Genova
Alimonda
Distopia #1
Ode agli insofferenti
Placanica
Legittima Difesa
Distopia #2
Diaz
Tortura
Bolzaneto
Assassin

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ACIDI/viola

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NOT (Noise Of Trouble) – Distopìa (2012)

Per distopìa si intende una società indesiderabile sotto tutti i punti di vista. Un pò come l’Italia degli ultimi dieci (facciamo dodici) anni. Un pò come l’Italia di cui ci parlano i Noise Of Trouble, un trio romano che, già da titoli come “testa fracassata“, “Genova“, “diaz” e “tortura“, ci fa capire tante cose.

Si parla e si ragiona sui fatti del G8 di Genova di quel lontano (ma nemmeno tanto distante) duemilauno, e si suona del buon jazzcore. Del jazzcore che in più punti arriva a ricordare i Neo, gliZu e che, per la presenza dei fiati, porta alla mente addirittura iMombu (come accade in testa fracassata, per esempio). Ma si scivola anche nella nowave, a camminare tra i rumorismi del basso e della batteria, e tra le rovine di una batteria distrutta (distopia #3 e – più avanti – diaz, fatta di rumorismo quasi solo per fiati).
Che poi si, è jazzcore, ma i fiati riescono ad essere tanto jazz quanto gypsy (succede in Genova e legittima difesa). Mentre basso e batteria riescono ad essere anche punk. Esiste il jazz-punk? Non lo so, però ascoltate Alimonda e Placanica, e poi ditemi se la definizione non ci sta in pieno. Oppure tortura, dove Mombu e NoMeansNo si divertono nella stessa sala prove. Per non parlare, poi, di quando scivolano nel funk: prendete ode agli insofferenti che con la sua andatura sbilenca porta in scena l’ala più funk del jazzcore italiano (gli Squartet per esempio, ma non solo).
Si, è jazzcore. E un pezzo come distopia #2 farebbe impazzire gli appassionati del genere. E se poi vi piace sia il jazzcore che il punk, siete a cavallo: perchè la combo finale tortura/assassin (spezzata dal reading di Simone Cristicchi) vi renderà felici, donandovi quasi sei minuti di jazz-punk in pieno stile.

Non è un disco da sottovalutare, anzi. È un disco che conserva al suo interno la poesia delle parole dedicate ad un ragazzo, della denuncia e, allo stesso tempo, la poesia del rumore nato dagli strumenti di un buon trio.

Etichetta: Brigadisco.
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Onda Rock

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NOT (NOISE OF TROUBLE)

Distopia

2013 (Brigadisco) jazz-noise, avantgarde

Il press sheet a nostra disposizione parla dell'uccisione di Carlo Giuliani durante le manifestazione del G8 di Genova come riflessione cardine che meglio rappresenta quello che per la nostra generazione ha significato in assoluto il simbolico passaggio a questi deliranti anni Zero. Questo è forse lo zeitgeist di un disco che non avremo paura a definire sinteticamente: bello. 

I NOT, sigla che sta per Noise Of Trouble, sono in tre e a leggere la formazione il parallelismo con i romani Zu è inevitabile: Marco Colonna al sax soprano, tenore e baritono, Luca Corrado al basso elettrico e Cristian Lombardi alla batteria. Eppure un ragionamento simile sarebbe indubbiamente limitante per tutte le parti chiamate in causa. Allora ci pare di sentire qualcuno dal fondo gridare:Fuzz Orchestra, Fuzz Orchestra... Sì, c'è un pizzico anche dei milanesi nei NOT, ma per comprenderli fino in fondo non c'è altra soluzione fuorché sentirsi il disco dall'inizio alla fine. Allora ci si rende conto che, ad esempio, se il lavorìo di Marco Colonna è assai vicino alle latitudini (o al backgroundcon parti rigorose di groove sghembi) di Luca T. Mai, il basso di Corrado più che al math-core classicamente detto, spesso ammicca a Stanley Clarke della seconda metà degli anni Settanta (un raffronto che, in tutta sincerità, non ci capitava di fare da anni). 
Se l'Orchestra fuzz-logora sembra poi scandagliare in profondità il buio della (e prima della) Prima Repubblica, ora i Noise Of Trouble sono più ancorati al presente che ci ospita (da un'intervista a Giovanna Marini in "Distopia #1" alla caserma di "Bolzaneto" descritta da Simona Orlando e letta da Simone Cristicchi); che è ugualmente pieno di clangori e fa di sicuro anche schifo, ma è pur sempre un'altra cosa. 

"Distopia" è quindi un disco avantgarde per nulla ruffiano e per questo di non facile presa.Sennonché tutto sembra, almeno in potenza, pronto per uscire dalla nicchia dei quattrocchi in botta fissa per i live di Jeb Bishop, Mats Gustafsson, Ken Vandermark in venue che non superano i cinquanta astanti e saltare nell'immaginario collettivo di quanti credono che le rapsodie free-hard-math-whatever non siano una malattia per soli intaccati. La copertina, come fil rouge tra questi due mondisembra un ibrido tra la prima veste grafica del libro "Un Uomo" di Oriana Fallaci, del 1979, e i manifesti che solitamente si trovano nei centri sociali. Ora, assai probabilmente è un puro caso, ma il prologo del libro sembra, in un certo qual modo, poter fare da prologo anche all'ascolto del disco stesso: "La solita tragedia - si legge - dell'individuo che non si adegua, che non si rassegna, che pensa con la propria testa, e per questo muore ucciso da tutti. Eccola, e tu mio unico interlocutore possibile, laggiù sottoterra, mentre l'orologio senza lancette segna il cammino della memoria".

Al momento di scrivere non sembrano esserci brani in rete per un pre-ascolto, tuttavia qui a destra trovate il link per il sito dove potrete farvi una chiara idea di quanto proposto dalla band.

(12/01/2013)

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beatbear.com

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domenica, 30 dicembre 2012 17:54

     
 

Artista: Noise of Trou­ble

Album:The Bloody Route — From the coun­try where women are older than God

Label:Cre­ative Commons

Anno: 2011

Recen­sire The Bloody Route — From the coun­try where women are older than Godrestrin­gendo l’analisi alla dimen­sione musi­cale dell’opera sarebbe lim­i­tante e ingen­eroso nei con­fronti dei Noise of Trou­ble, quar­tetto romano com­posto daMarco Colonna (Sopranino Sax, Bari­tone Sax, Bb clar­inet, Bass Clar­inet, Tenor Recorder, Graphic Scores),Clau­dio Mar­tini (Soprano Sax, Tenor Sax, Bas­soon), Luca Cor­rado (Bass), Cris­t­ian Lom­bardi (Drum). Sul sito della band romana il man­i­festo pro­gram­matico dei NOT indi­vidua nella pro­duzione musi­cale la forma artis­tica priv­i­le­giata per com­pren­dere la com­p­lessità e le con­trad­dizioni della soci­età post­cap­i­tal­ista; la creazione artis­tica per i NOT, è un gesto squisi­ta­mente politico. Polit­ica non sig­nifica fornire chi­avi di let­tura sin­tetiche e sem­plifi­cate della soci­età, facili scor­ci­a­toie cod­ifi­cate dalle inadeguate ide­olo­gie del nove­cento; polit­ica sig­nifica inter­rog­a­rsi sulle oppor­tu­nità di scelta fra lib­ertà, indipen­denza e benessere che la log­ica del prof­itto ci sot­to­pone quo­tid­i­ana­mente, sig­nifica riflet­tere sulla com­pli­cata con­vivenza delle diverse culture.Noise of trouble - Band

Il risul­tato di tali intenti pro­gram­matici è una potente mis­cela sonora che uti­lizza la “poli­fo­nia antica, il seri­al­ismo, l’avanguardia, il jazz, il rock, il metal, il crossover, il rap, la musica elet­tron­ica, il rumore, i gio­cat­toli e i canti gre­go­ri­ani”. Il primo prog­etto, The Bloody Route — From the coun­try where women are older than Godè un’opera densa e ispi­rata della durata di novanta minuti, com­posta da dod­ici brani divisi in due ses­sioni di dif­fer­ente tes­si­tura musi­cale. Il viag­gio della dis­per­azione dei migranti africani verso l’Europa è il perno su cui ruotano i dod­ici pezzi; seguendo un immag­i­nario per­corso a ritroso i primi sei brani dipin­gono una sin­is­tra civiltà tec­no­crat­ica, dis­umana e grottesca. Il basso acido e sat­uro di Cor­rado e le potenti rit­miche di Lom­bardi costru­is­cono solide fon­da­menta punk, jazz, funk sulle quali Colonna e Mar­tini improvvisano dis­ci­plinate decostruzioni melodiche e armoniche. “Urban War­riors”, “Ask­ing for Peace”, “Slave of West­ern Weak­ness” seg­nano gli episodi più fre­netici e fragorosi del per­corso con un chiaro richi­amo alle sper­i­men­tazioni di Last Exit, John Zorn e Zu.

Sur­vivor”antic­ipa atmos­fere sospese e tempi dilatati che ritro­vi­amo in “Future in the Past”, brano che segna il tran­sito ai pae­saggi sonori rar­efatti che dis­tin­guono la sec­onda parte. L’Africa dei NOT rifugge tanto “la retor­ica del buon sel­vag­gio” quanto le facili ten­tazioni della etno-world music; il lin­guag­gio musi­cale trova nuovi per­corsi espres­sivi mis­ce­lando free jazz cameris­tico e rumorismo avant-gard. In “Desert of Dreams”, “With­out Fam­i­lies”, “All Things Fall Apart” le atmos­fere virano verso un mood oscuro e prim­i­ge­nio trat­teggiando una natura inde­cifra­bile e impi­etosa; l’ascolto diventa cere­brale, fati­coso. I brani seguenti non risolvono questa ten­sione e il finale ener­gico di “Born in cap­tiv­ity (Colo­nial­ism phase 2)” chi­ude l’opera in modo cir­co­lare ripro­po­nendo il vig­ore rit­mico dei brani iniziali.

The Bloody Route — From the coun­try where women are older than God è un’opera com­p­lessa e matura che fonde creazione artis­tica con impegno civile e politico; l’intento, nobile, di risveg­liare le coscienze aneste­tiz­zate dal benessere la pro­muove tris­te­mente a “Strange Fruit”del nos­tro Mediter­ra­neo. Cha­peau. (L’album è scar­i­ca­bile gra­tuita­mente dal sito dei NOT e il prog­etto può essere sostenuto tramite donazione).

Pier­luigi Martini

TRACKLIST

  1. Urban war­riors

  2. Sur­vivors

  3. The place of stolen dignity

  4. Inter­lude (Ask­ing For Peace)

  5. Slaves of West­ern Weakness

  6. Future in the past

  7. Desert of dreams

  8. With­out families

  9. All things fall apart

  10. Honor

  11. Rit­u­als

  12. Born in cap­tiv­ity (Colo­nial­ism phase 2)

LINK

Sito Web: http://www.noiseoftrouble.joomlafree.it/index.php?option=com_content &view=featured&Itemid=101

Face­book: http://www.facebook.com/pages/Noise-of-Trouble/266506350061548

YouTube: http://www.youtube.com/user/noiseoftrouble?feature=results_main

 

 

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URLO WEB - Marco Casciani

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Noise of trouble: combattere veramente il sistema

Mi sono sempre chiesto come si possa mantenere una certa autenticità artistica oggi. Mi spiego meglio: un uomo un giorno si accorge di essere artisticamente dotato e di poter rendere felice qualcuno.
Forma una band. Data l'estrema importanza di quello che fa e del bene che fa alle persone, vorrebbe che la musica fosse la sua vita. Per questo dovrebbe guadagnare soldi suonando, ovvero dovrebbe, come un imprenditore di se stesso, rendere "vendibile" il suo "prodotto". Se arriva a farsi produrre da un'etichetta può già ritenersi fortunato. Ma quello che suona o fa a quel punto non ha più molta importanza: ci sono tanti modi per rendere figo un gruppo, un musicista... Si può assumere un atteggiamento cupo e decadente girovagando ubriaco con un bicchiere di vino e parlare di Celine, Bukowski, Baudelaire... Poi arrivano i compromessi: "cerca di essere più orecchiabile, dobbiamo conquistare un target di pubblico più ampio", oppure "ora sei sulla bocca di tutti, il caso dell'anno, aumentiamo i prezzi dei biglietti, è il momento giusto". 

È il sistema capitalistico che funziona così, che elimina qualsiasi forma di sincera comunicazione tra gli uomini tanto da riuscire a trovarla in un artista di strada su via dei Fori Imperiali piuttosto che in un qualsiasi club. E spesso le reazioni al sistema sono così sbagliate che lo accrescono invece di combatterlo.
I Noise Of Trouble (l'omaggio è al disco dei Last Exit), progetto sperimentale di musicisti pronti a combattere e con le idee chiare, hanno avuto un'idea interessante nella quale sono incappato. Sul loro sito ufficiale www.noiseoftrouble.joomlafree.it c'è il loro manifesto preceduto dalla seguente frase di Pier Paolo Pasolini: "Basta ai giovani contestatori staccarsi dalla cultura, ed eccoli optare per l'azione e l'utilitarismo, rassegnarsi alla situazione in cui il sistema si ingegna ad integrarli. Questa è la radice del problema: usano contro il neocapitalismo armi che in realtà portano il suo marchio di fabbrica, e sono quindi destinate soltanto a rafforzare il suo dominio. Essi credono di spezzare il cerchio, e invece non fanno altro che rinsaldarlo". 
"The Bloody Route - From the country where women older than God": questo è il titolo del loro album scaricabile gratuitamente dal sito (fa parte del progetto) in diversi formati per garantire sia la bassa che l'alta qualità. 12 brani di 90 minuti in cui generi come il free-jazz, l'hardcore, il noise si scontrano magnificamente e in cui si va da Peter Brotzman a John Zorn passando per gli Zu. Il tutto con un approccio totalmente lo-fi.
Una band che ha preso una posizione politica. Ha deciso di combattere questa forma di trappola autoproducendosi in una maniera che è alla portata di tutti (non ci vuole molto a creare un sito, registrare un disco e renderlo scaricabile). Il tutto è curato nei dettagli con chiarezza e semplicità: una bella copertina, un manifesto ad indicare la loro posizione "combat" e uno spazio per le donazioni se si vuole sostenere il progetto. Ricordatevi di loro e svegliatevi!

Marco Casciani


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