Distopia
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brg/037 - 2012 cd Brigadisco |
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Questo lavoro vuole essere una riflessione sul decennio appena trascorso, a partire dal famigerato 2001 in cui molte delle cose che conoscevamo sono cambiate, definitivamente trasformate e alterate nel loro senso profondo. La riflessione non poteva che partire da quello che per la nostra generazione ha significato un solco profondo, una cicatrice insanabile, un assoluto da cui non potremo mai più distaccarci : l'uccisione di Carlo Giuliani durante le manifestazione del G8 di Genova. Nelle cronache di quegli eventi si scoprono le mille tracce di un sistema al collasso, di una dittatura nascosta, della volontà di repressione e della programmaticità che il potere mette in opera per sedare ogni proposta alternativa, ogni spiraglio di luce. In questo panorama distopico, l'unica certezza è che la memoria è il mezzo migliore per resistere, la cosa primaria da difendere. Troppe volte gli errori si sono ripetuti, troppe volte l'impunità dei colpevoli viene accettata senza compromessi, troppe volte si preferisce stare a guardare. Questo lavoro è una riflessione su questo decennio, ed è il nostro atto di resistenza, il nostro modo di contribuire alla memoria, il nostro non arrenderci. Marco Colonna: sax soprano, tenore e baritono Luca Corrado: basso elettrico Cristian Lombardi: batteria
Meccanico del suono e Missaggi: Andrea SHELVING Pettinelli Configurazione hardware, Editing del suono, Mastering: Diego ECHO Pettinelli Preparazione e Trattamento fiati: Andrea SHELVING Pettinelli Registrato dal vivo presso lo studio del "Consorzio ZdB" in Via Battaglia di Lepanto 14, 04013 Sermoneta(LT).
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Tracklist: 01. Và fantasma di ragazzo 02. Testa Fracassata 03. Distopia #3 04. Genova 05. Alimonda 06. Distopia #1 (intervista a Giovanna Marini) 07. Ode agli insofferenti 08. Placanica 09. Legittima Difesa 10. Distopia #2 11. Diaz 12. Tortura 13. Bolzaneto (Testo di Simona Orlando letto da Simone Cristicchi) 14. Assassini |
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Ci insegna a sperare e riscopre legami oscuri. Ci avverte sulla fragilità delle identità nazionali, sull'ipocrisia dell'appartenenza razziale, sull'inutilità della repressione e sulle mancanze di cultura e conoscenza che noi, in maniera del tutto criminale, abbiamo coltivato. Lo fa senza esotismi e citazionismi sterili di melodie simil africane e ritmiche ternarie. Lo fa senza la retorica del buon selvaggio, ma attaverso il riconoscimento del cuore di tenebra che ci portiamo dentro.
